Dal 1° gennaio 2020 è entrato in vigore il nuovo regolamento IMO (International Maritime Organization), in merito al carburante delle navi (il cosiddetto bunker), che deve obbligatoriamente avere un contenuto massimo di zolfo pari allo 0,5%, rispetto al precedente tetto del 3,5%.
Le norme IMO 2020 rendono dunque effettiva la decisione presa dalla Commissione Protezione dell’Ambiente Marino (MEPC) nel 2016, che ha rivisto i termini dell’allegato VI della Convenzione MARPOL 73/78.

Il limite del bunker con tenore di zolfo 0,5% m/m, che ha l’obiettivo di diminuire le emissioni di gas dovute all’ossido di zolfo tutelando l’ambiente e la salute pubblica, si riferisce alle aree non SECA ed è meno rigoroso rispetto al tetto dello 0,1% in vigore dal 2015 nelle Sulfur Emission Control Areas (Nord America, Mar Baltico, Mare del Nord, Caraibi statunitensi).

Come adeguarsi alle regole IMO 2020

Si stima che le compagnie marittime coinvolte siano più di 70.000. Gli armatori, per essere conformi all’IMO 2020, hanno potuto scegliere tra 4 alternative:

  • Utilizzare un bunker con tenore di zolfo che rispetti il limite dello 0,5%, documentato dalla bolla di consegna
  • Utilizzare MGO (Marine Gas Oil) o distillati
  • Utilizzare GNL (Gas Naturale Liquefatto)
  • Installare scrubber, ossia sistemi di pulizia dei gas di scarico, continuando ad utilizzare combustibili con alto tenore di zolfo.

Le prime due opzioni sono quelle più probabili, in quanto le altre possibilità prevedono difficoltà tecniche e organizzative maggiori.
Per ciò che riguarda la conversione dell’alimentazione delle navi a GNL, combustibile privo di zolfo, la problematica è relativa all’infrastruttura per supportare il Gas, mentre qualora la scelta ricada sugli scrubber (tecnologie ad acqua o a soda per il lavaggio dei fumi), le complicazioni sono ancora più rilevanti.

Tali strutture richiedono infatti ingenti costi di installazione, vincoli di spazio e capacità, e formazione dell’equipaggio, oltre a non essere accettate in tutti i porti. Non solo, perché gli scrubber necessitano anche di impianti per lo smaltimento dei rifiuti derivanti dal processo di depurazione (stoccati a bordo fino al momento del conferimento), senza contare che alcuni Paesi (come Singapore e Cina) considerano il prodotto lavato un rifiuto industriale tossico, che deve pertanto essere gestito solo da società specializzate. Un’ultima problematica è infine inerente alla reperibilità del combustibile con tenore di zolfo elevato, il quale sarà man mano sempre più difficile da trovare.

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Le conseguenze dell’IMO 2020 sul trasporto marittimo

L’entrata in vigore delle norme IMO 2020 avrà un impatto tangibile sia sul costo del carburante che, di conseguenza, su quello del trasporto di merci. Al momento sussiste ancora incertezza riguardo alla disponibilità del nuovo combustibile a basso tenore di zolfo da parte delle raffinerie e alle relative specifiche tecniche. Questo carburante ha inoltre un costo superiore rispetto a quello con elevato tenore di zolfo, che si è già riflesso sui prezzo di trasporto container a partire dall’ultimo trimestre del 2019, con aumenti compresi tra il 20 e il 30%.

Per ciò che concerne i contratti a lungo termine per container FCL o LCL, per adeguare il prezzo ai rincari, è stato adottato un fattore di correzione per il costo del carburante, chiamato BAF (Bunker Adjustment Factor). La formula per il calcolo delle tariffe di trasporto è dunque la seguente:

Prezzo Carburante per Tonnellata X Consumo Carburante per TEU =Costo Fluttuante dell’Energia

Considerando che l’applicazione del regolamento IMO 2020 e dei valori di consumo carburante non dipendono dal volume trasportato, risulta ancora più conveniente la spedizione a pieno carico.

IMO 2020: controlli e sanzioni

L’entrata in vigore della normativa IMO 2020 non ha previsto periodi di tolleranza dal 1° gennaio per adeguarsi ai nuovi limiti. È pertanto fondamentale che tutte le compagnie marittime abbiano già predisposto le proprie navi in conformità al limite dello 0,5% di contenuto di zolfo nel carburante.

I controlli in merito all’attuazione dell’IMO 2020 sono a capo alle Autorità Pubbliche preposte alla vigilanza sulla navigazione dei diversi Paesi, le quali si avvarranno di dispositivi sniffer e droni sniffer, oltre ad esaminare documenti e giornale di bordo.

Nel caso in cui la nave non risulti in regola, le sanzioni prevedono multe elevate, sequestro della nave e debunkering della stessa, fino alla reclusione del capitano, a seconda del porto.

Gli effetti sull’ambiente dell’IMO 2020

L’entrata in vigore dell’IMO 2020 si pone l’obiettivo di diminuire la quantità di emissioni di zolfo originate dalle navi del 77% nell’arco di 6 anni (dal 2020 al 2025). Questo dovrebbe a sua volta ridurre del 68% l’inquinamento atmosferico dovuto a emissioni di zolfo a livello globale e in particolar modo sulle coste di Africa, America Latina e Asia-Pacifico, con conseguente miglioramento della salute della popolazione.
L’abbattimento delle emissioni di zolfo aiuta infatti a contrastare e prevenire la pioggia acida, oltre a contrastare l’acidificazione degli oceani. Le nuove normative non avranno dunque impatti sul riscaldamento globale, non riguardando le emissioni di biossido di carbonio, ma porteranno vantaggi  significativi alle persone in termini di riduzione delle malattie polmonari, delle malattie cardiovascolari, dell’asma, del  cancro ai polmoni e degli infarti.

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